La Storia della Nonna Nana (Giovanna) e del Nonno Genio:

Dalle radici profonde dell’Alpe Giumello alle pagine del ricettario di liquori più amato della Valsassina!

C’era una volta, in alta Valsassina, all’Alpe Giumello, una donna minuta, dal passo leggero e dal sorriso eterno. Si chiamava Giovanna, ma per tutti – amici, vicini, nipoti e perfino per la gente di passaggio – era semplicemente la Nonna Nana.

Aveva occhi che brillavano come l’acqua delle sorgenti di montagna, e mani che profumavano sempre di qualcosa: farina, aghi di pino, fragoline, erbe raccolte lungo i sentieri. Era nata e cresciuta in quelle valli, e da quelle montagne aveva imparato tutto: il ritmo delle stagioni, la lingua silenziosa del bosco, la pazienza della neve che scende lenta e delle marmellate che cuociono piano.

Il Nonno Genio

Accanto a lei c’era il Nonno Genio, il suo grande amore: uomo delle idee impossibili, degli attrezzi inventati sul momento, delle soluzioni creative che nessun altro avrebbe osato immaginare.

Lui costruiva, lei trasformava, Lui raccoglieva, lei conservava.

Insieme erano una piccola magia domestica che rendeva il Giumello un luogo speciale.

Le Ricette della Nonna Nana

La Nonna Nana aveva un dono raro: sapeva trasformare ogni cosa in un sapore.

I frutti del bosco, le erbe selvatiche, il latte appena munto, la farina gialla dei contadini vicini. Tutto diventava una ricetta, una storia, un profumo che rimaneva nel cuore.

Fu così che nacque il suo quaderno, consumato dal tempo e dalle mani, oggi conosciuto come “Le Ricette della Nonna Nana”.

Un ricettario che non era solo una raccolta di piatti e infusi, ma un album di famiglia, un racconto di montagna, una mappa dei sapori della tradizione.

Tra quelle pagine, scritte con la sua penna nera, c’erano:

i segreti del liquore alle fragoline di bosco, raccolte una a una all’alba,

la tradizione del liquore ai mirtilli di montagna infusi nella grappa,

i luoghi migliori per raccogliere i fiori dell’Artemisia Genepy,

la tecnica per estrarre il meglio dalle radici di liquirizia,

la ciambella delle feste, che nonna diceva riuscisse bene solo quando in casa c’era “buona aria”;

la polenta lenta, girata per mezz’ora e mezza di chiacchiere;

le confetture dell’estate, che sapevano di prati in fiore;

e le zuppe calde che scaldavano i cuori nelle sere d’inverno.

Alcune di queste ricette, e la loro storia, oggi rivivono anche grazie al lavoro e alla passione raccontati sul sito spiriti delle montagne (vedi www.spiritidellemontagne.it), che continua a custodire il legame tra la cucina, il territorio e l’anima del bosco.

Un’eredità che profuma di casa e di bosco: La Nonna Nana non diceva mai che insegnava a cucinare, Lei “insegnava a ricordare”. Ricordare da dove si viene, Ricordare che ogni gesto ha un valore,Ricordare che la cucina non è solo nutrimento, ma amore, memoria e montagna.

Oggi, chi sfoglia le sue ricette non trova solo ingredienti: trova una vita intera, vissuta tra i larici e il fumo del camino, tra le mani del Nonno Genio e il sorriso dolce della sua Giovanna.

E così il Giumello, l’alta Valsassina e tutta la loro storia continuano a vivere, profumando ancora di fragoline, polenta e fiabe vere.

Alcuni dei panorami dal Giumello, la panchina che si affaccia sul Lago di Como (SX) e la Grigna Settentrionale che domina il centro della Valsassina (DX)

Alpe Giumello e il suo Monte Croce di Muggio innevate in Inverno fotografati dal Monte Cimone di Margno.


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